Giù per il Tubo – il fenomeno degli Youtubers

Treno Regionale Fiumicino-Roma Tiburtina

Youtuber: [ju’tubə(r)] s.m. (der. di Youtube) Ragazzino che guadagna denaro giocando alla Play e caricando i video su Youtube. Vedi anche: genio.

Quando lo dico ai miei coetanei, cioè agli anziani over 25, mi trovo sempre addosso uno sguardo pieno di compassione. E brandendo i loro bastoni da passeggio e i loro fiaschi di vino, cercano di convincermi che cose come gli youtubers non esistono, che sono invenzioni dei comunisti.

E invece sul treno regionale che mi porta alla Stazione Tiburtina si parla di questo. Due ragazzini, seduti uno appiccicato all’altro, si passano tra le mani una lattina tutta grigia macchiata di ghirigori blu. Se la avvicinano al volto e i loro occhi si ingigantiscono di stupore, un po’ come capita a me quando apro le bollette.

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“87 euri per una voltura?”

Tra loro parlano un romanesco oliato di inglese e videogames. Non si spiegherebbe la mia curiosità per loro se non fossi appena sopravvissuto a dieci ore di lavoro in fiera, in cui erano presenti…sì, gli youtubers, seduti su un palco a giocare a Fifa davanti a una platea sbraitante di centinaia (cen-ti-na-ia) di ragazzini spiritati. E così, sistemandomi un immaginario cinturone da sceriffo texano, mi avvicino ai due mocciosi e chiedo:

sheriff– Che diavolo avete da essere così esaltati per quella diavolo di lattina, mocciosi?

(ok forse non proprio con queste parole, ma l’intenzione era quella)

Quello più grandicello, che poi era probabilmente solo più cicciotto, mi mostra la lattina e mi indica i ghirigori blu, spiegandomi essere gli autografi degli youtubers. Nomi che io non conosco.

– Vede gentile signore, questo è scrpczyijhn, e quest’altro è msdkdjxsx! Come, non li conosce?

Il fenomeno degli youtubers è americano, e da qualche anno è approdato con successo anche in Italia. Non ci vuole nulla per diventare youtuber: basta avere un computer, una webcam e una connessione decente. Il fenomeno è esploso presto, frammentandosi in tutti gli ambiti, tra cui anche i videogiochi. E alcuni di loro sono famosissimi, con centinaia di migliaia di visualizzazioni. Non credevo avessero una portata simile fino a quando non ho visto i fan travolgere una transenna per raggiungerli. Un’orda di nani ricchi e sudati.

Ah, per la cronaca: io ero in mezzo.

Insomma, è una nuova forma di produzione audiovisiva in crescita, che ti permette di stipulare un contratto e inserire spot pubblicitari (di cui Google trattiene il 45% dei ricavi, fonte l’Espresso). E dove ci sono tanti numeri, spesso ci sono tanti soldi. Questi ragazzini incamiciati e dalle battute banalotte sono ora seguiti da manager e agenzie, tipo quella di Luca Casadei (già agente televisivo ora dirottato sul web, e non certo per motivi di crisi).

L’altro ragazzo ha lo sguardo più vissuto. Minuto e magrino, ha la parlantina sciolta di un Ninetto Davoli nei tempi d’oro. Con un tono da ergastolano mi confessa di avere 12 anni e di essere uno youtuber anche lui. E pure il suo amico, riappropriatosi della lattina autografata, è uno youtuber. Insomma, com’era prevedibile, sono tutti youtubers.

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Siamo circondati da youtubers.

Anche quel ragazzino tenero che vedi alla fermata d’autobus sotto casa, ci scommetto il mio rubinetto (è la cosa più nuova che ho, abbiate pazienza!), in realtà è uno youtuber. Perché è facile. Perché dà popolarità.

E quel Ninetto Davoli di 12 anni che si agita vicino a me, mi aiuta a entrare in quel mondo con pazienza infinita. Mi dice che ha fatto dei video, in cui commenta (indovinate un po’?) dei videogiochi. E che fai, domando, i commenti stile Gialappa’s? Si straniscono, e io capisco in un attimo che loro, la Gialappa’s, non sanno neppure chi siano.

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Poi l’amico si sporge verso di me, arrotolando sotto alla maglietta un esercito di rotolini di grasso.

– Ha già fatto 90 visualizzazioni! – esclama colmo d’orgoglio per l’amico. Ma Ninetto scuote il capo. Potesse fumare, farebbe il gesto di togliersi la sigaretta di bocca per spegnerla su qualche dipinto istituzionale.

– Mo’ me so bloccato. Devo pijarme er Mac. Se nun c’hai er Mac nun li fai i video – poi mi si fa vicino, quasi minaccioso – come ‘o fai l’editing? Con Windows? Seee!

Davanti a me, una schiera di ragazze ridacchia, e non so dire se stanno ridendo di lui che ha imparato a camminare l’altro ieri e già si atteggia da professionista, o di me, che chiedo perché piacciano tanto gli youtubers. Youtube è la nuova tv, e lo spettacolo nazionalpopolare, come al solito, è sempre il primo a cogliere i tempi che cambiano. Ma come non provare pelle d’oca nel vedere centinaia di ragazzini gettare monetine da un euro ai loro beniamini (forse) pagati per stare su un palco a giocare alla Play? Avevo chiesto a uno di loro se fossero soldi veri quelli gettati sul palco, e con tutta la naturalezza del mondo mi ha risposto Sì CERTO, poco prima che sua zia lo strattonasse via ringhiandogli 

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TE POSSINO!

I due mi salutano e scendono a Tuscolana. È solo ora che capisco tutto. Nel vederli in piedi muoversi con la fragilità di due bambini, mi rendo conto che, in fondo, non c’è niente di cui preoccuparsi.

Fabio Marson

Scritto ascoltando “Beggars Banquet” dei Rolling Stones

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