Press

21/01/2014 “Il triestino Fabio Marson…e la sua strana passione per gli autobus dell’ATAC” su UNA TRIESTINA A ROMA – blog di Martina Seleni (Il Piccolo-Repubblica.it)

19/05/13   “Interviste Pendolanti: Osservanti Mezzinudi”                       su PENDOLANTE – blog di pendolari

8/01/13    “Mezzinudi: così i mezzi di trasporto pubblico diventano racconti per un blog”    su LA MESCOLANZA – notizie, opinioni, indiscrezioni, classifiche by Cesare Lanza

28/11/12   “Sapere aude”: Viaggiare per scoprire (ascolta!)  su DEAR SCIENCE – Trasmissione radiofonica in onda su Fusoradio.net

19/11/12   “Mezzinudi: storie dell’altro tram, raccontate da un triestino a Roma   su BORA.LA – quotidiano online della provincia di Trieste

 

 

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3 thoughts on “Press

  1. El marì de tua santola ta manda questo contributo che sarà vecio ma rientra nel tema:
    MEZZI PUBBLICI E SIGNORE SBOCCATE

    “Conosco una maniera di viaggiare più piacevole di quella di andare
    a cavallo: quella di andare a piedi. Si parte quando i piace, ci si
    ferma quando ci aggrada, si fa poco o molto secondo ci torna meglio.
    Si osservano tutti gli abitati, ci si volta a destra o a sinistra, si
    esamina tutto ciò che ci diletta, ci si arresta a tutte le belle viste.
    Incontro un fiume, lo costeggio; giungo in un bosco, approfitto della
    sua ombra; mi imbatto in una grotta, la visito; capito in una miniera,
    ne studio i progetti. Dove trovo di spassarmi mi soffermo; mi prende
    noia, me ne vo. Non dipendo ne’ da cavallo ne’ da cocchieri. Non ho
    bisogno di scegliere strade ben costruite; passo dovunque un uomo può
    passare; vedo tutto quello che un uomo può vedere; e, non dovendo
    rispondere di me che a me stesso, godo di tutte le libertà onde un
    uomo può godere.”
    Come ci dimostra Gian Giacomo Rosseau il sistemo scelto per muoversi
    da un posto all’altro assume quasi uno spessore filosofico. Tornando ai
    nostri tempi constatiamo che, qualche volta, la lentezza non è fonte
    di soddisfazione ma di malessere poiché in automobile, nel centro
    urbano, non ci si muove più.
    Cominciamo pertanto ad usufruire dei mezzi pubblici che, oltre a portarci
    nei pressi del posto che dobbiamo raggiungere senza l’assillo di cercare
    un posteggio, alle volte ci fanno spettatori di scene di vita più o
    meno vivaci.
    Siamo sulla linea 5, sono le sei del pomeriggio, un gruppo di arzille
    vecchiette stanno chiacchierando compiaciute dal fatto che “giremo de
    quà e de là, e perché no dovesimo farlo visto che semo vedove e
    bastanza più vitali dei omini che i mori prima perché i se incocalidi.”
    Tali discorsi non riscuotono l’entusiasmo di un signore anziano, seduto
    appresso a loro, che sibila non tanto fra i denti: “Stupide oche!”.
    L’autobus si ferma, scende una vecchina del gruppo e le altre la salutano:
    “Ciao Lidia! ciao Lidia!”. Il signore anziano non può trattenersi e
    saluta anche lui: “Ciao Lidia! ciao Lidia! che bale longhe!”. Al ché
    parte pronta la risposta di una delle signore: “Se la le ga longhe la
    se fasi un gropo!”
    Ma sulla linea 5 non ci sono solo le vecchiette. Una corpulenta e sudaticcia
    signora di mezza età, con due borsoni di spesa sotto le braccia, si
    sistema nei pressi del finestrino e lo socchiude per rinfrescarsi un
    poco dopo aver appoggiato le borse. La fermata successiva sale una bella
    ragazza dai capelli lunghi che le si piazza davanti. I capelli della ragazza,
    agitati dal vento, cominciano a sbatacchiare sul viso della donna e, alle
    rimostranze di quest’ultima, la celestiale creatura rivela la sua appartenenza
    a questo mondo materiale rispondendo: “I se neti la sà, cosa la credi!
    li go lavadi!”. Anche la donna allora conferma questa appartenenza dicendo:
    “Anche mi me gò lavà la m… ma no per questo ghe la faso magnar ai
    altri!”
    A questo punto l’ autobus subì un improvviso scossone a riprova che non solo quelli che
    erano nei pressi fossero colti da irrefrenabili risate.

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