Chi ha scritto “Tanti auguri a te”?

Tram 14. Mentre quel piccolo, lontanissimo puntino verde (è il tram) arranca verso la fermata, una bambina di 4 anni vicino a me scorrazza qua e là, come un cagnolino finalmente senza guinzaglio. Sua mamma, una ragazza sulla trentina, è appollaiata sul passeggino con gli occhi semichiusi, attende sfinita l’arrivo del mezzo.

– Per te!- la bambina, con un salto da pulce, si piazza raggiante davanti a sua madre. Nel pugnetto felicemente zozzo, stringe un cespuglio di fiorellini appassiti dallo smog, colti ai piedi degli alberi piantati sulla via Prenestina. Quelli che nessuno guarda, pisciati dai cani e bombardati dai mozziconi di sigaretta.

La ragazza, naturalmente, finge di non sapere tutto ciò, e insacca i fiori ringraziandola commossa e stanchissima. Il tram si ferma davanti a noi in un cigolare anziano.

La bimba, invece, è una trottola. È un ammasso di riccioli neri che salta come una scimmietta, dribblando con esperienza le raccomandazioni materne (fai piano, stai ferma, stai buona). Poi si ferma, si regge al palo con una mano e dedica alla madre la canzone più famosa del mondo:

Tanti auguri a te,

Tanti auguri a te,

Tanti auguri alla mamma,

Tanti auguri a te!

I passeggeri, me compreso, si scoprono tutti con lo stesso sorriso ebete in faccia. E quando il tram riparte, mi ritrovo a riflettere su questa canzone universale. Miliardi di bambini in tutto il mondo, di varie le generazioni, la intonano a gran voce. Chissà da quanto tempo! La intonavano i bambini all’inizio del secolo, quelli vestiti alla Tom Sawyer che si divertivano un mondo facendo correre un cerchio di legno, la intonavano gli sciuscià del dopoguerra, tra un furto e una fuga dalle MP alleate, e la intonano quelli di oggi, svegli e velocissimi a digitare frasi sceme sugli iPad.

Una lunga tradizione orale incaramellata di zuccheri e inzaccherata di cioccolato.

Ma chi ha scritto questa canzone?

È il 1893 quando due maestre d’asilo americane di Louisville, Kentucky, la pubblicano per la prima volta nel libro Song Stories for the Kindergarten, edito dalla Clayton F. Summy Company. Le due maestre sono pure due sorelle:

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Mildred J. Hill (1859-1916), autrice della melodia (a destra), e Patty Smith Hill (1868-1946), autrice del testo. Sì, si chiamava Patty Smith, l’ho notato pure io.

 

La canzone, però, non era stata pensata per festeggiare il compleanno, ma è stata scritta come strumento educativo. Si intitolava Good morning to all, e veniva cantata dalle due maestre ogni mattina per salutare gli scolari. Maestre d’altri tempi, piene d’affetto e bontà. La mia ci tirava addosso chiavi e quaderni, ricordo.

Ad ogni modo, il concetto rimane quello. Mildred, che era pure musicista, aveva scritto la melodia famosissima che tutti conosciamo. Non si sa se si sia fatta ispirare da canzoni popolari dell’epoca, cosa probabile. Sua sorella Patty, invece, aveva scritto le parole:

 

Good morning to you

Good morning to you

Good morning, dear children,

Good morning to all.

 

Gran testo, eh? Eh già, la signora Patty ci sapeva fare.

Bassa ironia a parte, la canzone ha un successo strepitoso, cosa rara quando c’è di mezzo un testo un po’ del cazzo.

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I bambini cominciano a cantarla alle loro insegnanti, sostituendo “dear children” con “dear teacher”. Questa è la versione ufficiale: noi tutti sappiamo bene che i bambini sono dei maghi nel parodiare le canzoncine in modo sconcio e crudele, ma purtroppo questa è l’unica variazione che sia stata tramandata. Ahimè. Possiamo solo immaginarci il bambino ciccione di turno, che probabilmente si sarà chiamato Doug, preso di mira attraverso le famose note della signora Mildred storpiate per l’occasione. Quanta cultura perduta.

La canzone, non si sa bene come, si trasforma e diventa l’arcinota Happy Birthday to You. Pare sia sempre partita dai bambini, con l’aiuto della maestra Patty, autrice del testo (!).

La parole vengono pubblicate in un libro nel 1924 da Robert Coleman. E da allora sono dunque protette da copyright.

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What?

Esattamente! È protetta da copyright e, pensate un po’, lo sarà fino al 2030! E ci sono state anche diverse dispute legali a riguardo. Sì, perché è una canzone che da quel momento in poi prende il volo: radio, manifestazioni pubbliche (vedi Marilyn Monroe), telegrammi cantati della Western Union…stiamo forse parlando della canzone più famosa della Storia, e come tale significa solo una cosa: soldi. Le due maestre avevano ceduto la loro parte già nel 1893 alla Clayton Summy, accordandosi solo sul 10% dei libri venduti. Oggi i diritti li detiene la Warner dal 1998 (comprati per 25 milioni di dollari).

Quanti soldi frutta la canzone? Stando al New York Times, che a sua volta si rifà alle dichiarazioni della Warner, Happy Birthday to You frutta tra le “poche migliaia” e i 50.000 $ ogni volta che la canzone viene usata in un film, e tra i 750-5000 $ per i programmi tv. (tanti auguuuuri a teee e i diritti a meeee). Quindi attenzione quando la usate, che vi fanno problemi. È successo pure a Igor Stravinsky quando, nel 1955, la fece suonare pubblicamente pensando si trattasse di una canzone folk. Non lo era, e gliel’hanno fatto notare.

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“Che devo paga’ io?!”

Ebbene, questa è la storia di questa canzoncina scema ma che tutti conosciamo. Ora la domanda è: quella bambina che l’ha dedicata alla madre a bordo di un mezzo pubblico, deve una montagna di soldi a qualcuno?

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Scritto ascoltando “Hot Dreams” dei Timber Timbre.

 

Fonti:

http://www.slate.com/articles/arts/culturebox/2011/07/you_say_its_your_birthday.html

http://scholarship.law.gwu.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1303&context=faculty_publications

http://www.ilpost.it/2013/06/15/di-chi-sono-i-diritti-dautore-di-happy-birthday/

http://www.telegraph.co.uk/culture/music/3561183/The-story-behind-the-song-Happy-Birthday.html

http://www.nytimes.com/1989/12/26/arts/happy-birthday-and-the-money-it-makes.html

 

 
 
 
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7 thoughts on “Chi ha scritto “Tanti auguri a te”?

  1. Scusa, probabilmente sarò una persona orribile, ma di tutto questo tuo post la cosa che mi è rimasta più impressa (e mi rende tanto solidale con te) è la prof. che tira le chiavi agli studenti. La mia tirava i cancellini: si vede che dalle mie parti siamo più teneri!

  2. Bene, gli dobbiamo tutti un po’ di arretrati credo… siamo rovinati anche senza interessi. Battute a parte, bell’articolo 😀

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