Un Cavalier senza macchi(n)a

Autobus Nocturno 2

Nel quale un Cavaliere di terre lontane difende l’onore d’una fanciulla vilipesa

Correva, in una terra del Lazio che non voglio ricordare come si chiami, un autobus Notturno di nome Ronzinante, di quelli con l’olezzo di fritto, i vetri laidi e i bengalesi incastonati al soffitto. 

 

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L’N2 nei pressi della Stazione Termini

Importa di sapere che negli intervalli di tempo in cui si fermava, l’autobus si ingravidava di viandanti sempre più vicini l’un l’altro, con buona pace del nome d’Iddio e di tutti i Santi.

Or va’ pur narrato ciò che avvenne sul retro del mezzo, e delle voci e de’ sospiri che attirarono il nostro orecchio. O sfaccendato Lettore, seguimi in quest’avventura, popolata di donne, cavalier, canti e odori.

Come avea oltrepassato il crocicchio di Termini, Ronzinante riprese la lunga via che da Laurentina porta verso il villaggio di Rebibbia. Di fianco a me v’era Sante, nobiluomo delle Terre Lucane, che assieme alla sua dama, donna Manuela, attendea paziente l’arrivo a Tiburtina.

Una donzella dai ricci capelli, di quelle che si chiaman “da partito”, stava ritta davanti alla porta. Andava osservando un tipaccio di fronte a lei, un giovanotto italiano, di quelli che troppo vino e gozzoviglie han stordito la capacità del ragionare. Egli si movea con gran baldoria, finché ella non poté contenersi dall’esclamare che un contegno di siffatta natura mal si confaceva a un gentiluomo della Capitale.

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Un gentiluomo della Capitale

(http://forum.sky.it/ecco-il-tifoso-romanista-t421404.html)

Io non vidi bene che cos’accadde, ma dal trambusto che si creò, son portato a credere che il giovanotto, per tutta risposta, montò sugli esili piedi della fanciulla come si schiaccia uno scarafaggio entrato in cattedrale.

Ciò fatto, si scatenò ben presto un putiferio: la donzella strillò che non eran modi appropriati a un buon uomo, e che come avea molestato la sua persona così avea fatto con un’altra signorina, già scesa, che s’era sentita tirar per li capelli. Il giovane ribattè a gran voce, con improperi che non voglio qui riportare.

Il suo linguaggio da gradasso innescarono però la collera d’un cavaliere che lì sostava assieme ad altri: moro di pelle e dalla favella d’Oriente, s’intromise a difender la fanciulla, come ordina l’ordine de li cavalier erranti d’Arabia.

“Avete offeso l’onor d’una donna. Esigo che le domandiate scusa!”

“Se la Signoria Vostra domanda le mie scuse, ebbene può scordarsele!”

Avvenne che, in mezzo a decine d’altri viandanti, l’insolenza del giovin signore accendesse sempre più l’ira del cavalier d’Oriente. Garbatamente, il moro ripetè la sua comanda: egli dovea chieder scusa alla fanciulla e imparar a comportarsi a modo con il gentil sesso.

Il litigio si facea sempre più caldo. Donna Manuela, la dama lucana, si volse verso Sante, suo sposo:

“Scendiamo dall’altra parte” gli disse quieta, ed egli acconsentì.

Come se non bastasse, in mezzo al litigio s’inserì pure un uomo anziano, barbuto e canuto, e di rosso vestito. Fattosi portatore de li valori antichi, acciuffò il giovane per una spalla e poderosamente lo scosse, strillandogli: “E’ gran vergogna prendersela con chi non può difendersi!”. E se qualche garzone lì presente non l’avesse placato, sarebbero state botte per tutti. Ah, la pazienza de li vetusti!

Sarà stata la saggezza dell’anziano, o la stazza del cavalier, o l’amico che viaggiava seco, fatto sta che il giovanotto si convinse a desistere. Alzò le mani e chiese “perdono”. L’anziano annuì fiero. Il cavalier d’Oriente s’eresse, dritto nella sua figura guerresca: avea vinto, e ricevuto soddisfazione.

Tornò la quiete. Ronzinante continuava il suo viaggio nella notte romana.

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Tipica notte romana

Di lì a non molto, placato il fatto, un altro ne sopravvenne: il Giovin Signore intonò un canto. Or chiedo al Lettore di non me ne volere se non rammento quale. Lo suo scudiero cenno gli fece di silenziarsi, ma lui si scrollò di dosso l’imbarazzo per replicare:

“Lo canto m’aggrada, e deliziarvi a gran voce è per me un piacere!”

Un giovinetto, tutto pulito e ordinato che pareva Chicken Little, s’eresse oltre le teste sdegnato per gridare:

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“C’hai rotto er cazzo!”

Detto che l’ebbe, le porte di Ronzinante s’aprirono. Il Cavalier d’Oriente e il suo fido scudiero, il Babbo Canuto, acciuffarono quel villano d’un giullare e lo spinsero fuori in istrada. Il Cavalier d’Oriente immantinente gli si avventò contro con pugni et calci, rendendo così giustizia sia alla donzella offesa sia all’autobus intero.

È questa una novella, ma è accaduta davvero. Possa esser di valore per chi la legge come lo fu per chi la scrisse. Vale.

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Skaiosgaio

Scritto ascoltando “The Essential Johnny Cash”

 

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