DelicaTriesten

Linea 29, Trieste.

Con i rioni di Trieste ho sempre avuto qualche difficoltà. Sono tantissimi. Pure il buon Tolkien avrebbe qualche problemuccio geografico. E, non so voi, ma a me sembra che ne spuntino continuamente di nuovi.

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“Speta un momento, e Coloncovez dove xe ‘lora?”

L’altro giorno ho preso la 29 per andare alle Torri d’Euopa, il centro commerciale che sorge nel rione di Chiàrbola. Chiarbola, Sèrvola, Ponziana, San Giacomo, nessuno ha mai capito bene dove cominci uno e finisca l’altro. Chiarbola era un’altura priva di vegetazione, per questo distinta dalla vicina Servola (che significa invece zona boschiva). 

Chiaro? Tanto ora è tutto asfalto.

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Così.

Guai a sbagliare, il campanilismo giuliano è ferocissimo. Il nostro simbolo è un’alabarda, mica una colomba o un ramoscello d’ulivo. Capito il clima? Ecco.

I confini sono un’istituzione, vanno presi seriamente qui da noi. 

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“…e se girassi a Piscianzi?”

 A Trieste abbiamo una passione particolare per i confini, davvero, fosse per noi sarebbero ovunque. Abbiamo pure una spiaggia, unica in Italia, con un confine in mezzo: si chiama El Pedocin, e gode ancora della norma austriaca che voleva uomini e donne separati. Ancora oggi, in mezzo, sorge il muro divisorio robustissimo. Ancora oggi separa felicemente uomini e donne. La parte maschile è l’esilio di chi brama la pace; mezza vuota, vi sbocciano panze orgogliose e senza paura, calici di vino e carte di briscola. Quella femminile, invece, mi dicono sia il caos.

Non ci credete? Cliccate qui: http://www.youtube.com/watch?v=wBkDbOMirSQ  

Ma i rioni…i rioni sono il vero campo minato. Se ne è accorto pure Diego Manna, che su Bora.la chiede aiuto ai lettori per fare un po’ di chiarezza, per evitare di offendere la sensibilità dei concittadini. 

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“Mulo de Borgo….a chi?”

Siamo sensibili. Il nostro è un bisogno di sicurezza. Un recinto nel quale poter intonare in pace “Viva l’A. e po’ bon” (o “viva là e po’ bon”? Qualcuno dice che la scrittura corretta sarebbe “viva l’A.”, perché si riferisce all’Austria, che è sacrissima, guai a parlar male dell’Austria. Altri dicono che è semplicemente un “là” messo così per dire. Anche qua, apriti Sesamo, anzi, Sesana). Insomma, il motto triestino. Che poi, a dirla tutta, a Trieste niente si risolve con un semplice “po’ bon”. Qualsiasi questione storico-territoriale è un ginepraio di documenti, fatti storici e luganighe col kren. Siamo fatti così, lasciateci in pace. Se vi addentrate, non ne uscirete né sobri né vivi.

Ma torniamo alla nostra 29, lanciata da ChiarbolaServolaPonziana verso il centro. L’autobus si inclina leggermente. Monta una giovane coppia obesa. Lui ha il viso ingabbiato dai capelli lunghi e neri, e i jeans gli sono così aderenti che credo stiano per scoppiare. Lei è senza trucco, stanca, comodamente insaccata in una tuta da ginnastica extra large.

Boterianamente innamorati. E preoccupati.

Lui fa sedere prima lei, come un cavalier senza macchia né panciera (va con la “i”, ho controllato). Non smette di rassicurarla per il futuro. Le prende la mano e le sussurra che andrà tutto bene, che le cose si sistemeranno, e che vedrai, andremo a vivere assieme, presto.

Lei non gli risponde, ma si vede che lo sta ascoltando. Ha bisogno di sentirsi dire queste parole, se ne abbevera come un ciclista di San Giacomo che raggiunge la fontana di Draga Sant’Elia una mattina d’estate, dopo pedalate infinite sulla ciclabile rovente.

Glielo ripete ancora e ancora: andremo a vivere assieme. Vedrai che ce la faremo.

Mi viene voglia di unirmi a lui e farle forza. Siamo tutti nella stessa barca. È un’età, questa, in cui parole chiave come “casa” non hanno più bisogno di aggettivi. “Casa dolce casa” è ridondante. Basta dire “casa”, e ci siamo già capiti.

Quando l’autobus approda in piazza Goldoni, la loro storia ha già preso una piega diversa. Non so come, ma ora casa e futuro hanno lasciato il posto agli spaghetti. Lui le spiega come vuole cucinare la cena. Le svela che la farà saltare bene quella pasta, che il soffritto sarà dorato, con un saporito retrogusto di vino bianco. Il suo tono di voce è caldo come il pane appena sfornato. Sa di casa.

Lei continua a non parlare molto, preferisce ascoltare e annuire. Ma adesso sorride, è tranquilla.

Insomma, c’è riuscito. Senza aggiungere molto, le ha dato fiducia.

Quanti messaggi importanti può nascondere un piatto di spaghetti… Davvero, è una cosa che mi sorprende sempre.

Forse mi sbagliavo. Il nostro “po’ bon”, semplice e accogliente, tutto sommato ha ancora un senso.

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Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Dracula Family” dei Mogwai

ps.: ero tentato di parlare del Territorio Libero di Trieste, per innescare un dibattitone tra indipendentisti, irredentisti, nazionalisti, asburgici, carsolini, mazziniani, istriani e ultras dell’Unione, che no manca mai. Poi ho pensato che sarebbe stato un colpo basso. Forse mi basta scriverlo qui sotto un paio di volte per attirare l’attenzione sui motori di ricerca. Non me ne vogliate, ormai sono mezzo romano. Colpa loro, che sono cinici. TLT TLT TLT TLT TLT TERRITORIOLIBERODITRIESTE!

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3 thoughts on “DelicaTriesten

  1. No go mai considerà Ponziana un rion a parte, ma situado in aprte a San Giacomo e in parte a Chiarbola. Esisati i rioni, e i sotto-rioni, come Altura o Campi Elisi, Xe un discorso infinito: xe rioni veci che ogi no esisti più, altri novi che ghe se sosituisi. Podessimo contar ogni casa, ma gavessi poco senso. Bella la copia ceh te ga raccontà, quante altre ghe en sarà come lore. Il tlt, xe tante robe da far prima in porto: meno burocrazia, tasse, lungaggini doganali, L’idea xe bellissima ma..A parte questo, Me ga fato tanto rider le tue foto.

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