Mezzinudi.com sul blog di Martina Seleni (Il Piccolo di Trieste)

Rubo uno spazio ai racconti per segnalarvi una mia intervista sul BLOG DI MARTINA SELENI, “Una triestina a Roma”, per Il Piccolo di Trieste.

Martina è triestina come me, vive a Roma come me e ha avuto una grande idea: raccontare i triestini che si sono trasferiti a Roma.

Questa volta ha pensato di dare uno spazio a mezzinudi.com e al complicato rapporto che tutti noi abbiamo con il trasporto pubblico capitolino.  

Ci sono anche dei video, tipo questo:

Il suo blog è bello, e io mi sono divertito molto a fare queste 3 piccole interviste! Vi ho incuriosito? Cosa fate ancora lì? Andate a dare un’occhiata:

http://seleni-ilpiccolo.blogautore.repubblica.it/2014/01/21/il-triestino-fabio-marson-e-la-sua-strana-passione-per-gli-autobus-dellatac/ 

Se la cosa vi è piaciuta, mettete un bel “mi piace” alla pagina Facebook di “Una triestina a Roma”, cliccando qui: UNA TRIESTINA A ROMA 

In questo modo, dimostrerete che la nostra passione per il racconto interessa davvero a qualcuno. Grazie!

Skaiosgaio

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Game of Trams

Linea 14, tram di Roma

Già non lo sopporto. Appeso all’apposito sostegno, i brandelli della sua giacca mi piovono addosso come una tenda ammuffita. Poi una signora, che non vedo ma oscilla tra i 65 e i 70 anni, gli chiede di passare. Deve scendere.

– Passi, signora

fa lui. E quindi di nuovo

– Passi, signora!

Ed entra in un loop deviato. Uno squilibrato disco che salta in un crescendo di maleducazione che è raro pure nella Terra del Pigneto.

Pigneto

Il Pigneto, subito oltre la Barriera di Porta Maggiore

Interviene il marito. Piccoletto e con un berretto calato addosso come un elmetto. Affronta il rumeno (lo dirà poi ai quattro venti che è rumeno, come i gatti quando soffiano e gonfiano il pelo) e…il secondo rumeno, che si para a fianco dell’amico a dargli man forte. Si spintonano, il giovane alto il doppio del marito. Il primo rumeno, (nome prenestino: “Disco-che-Salta”) cerca addirittura di calmare il collega (nome prenestino: Spaco Botilia), senza fortuna.

rumeno

Disco-che-Salta in una foto d’archivio

Poi una mano. Arriva da dietro di me, agguanta il cappuccio del secondo e lo scaglia verso le porte. Una ragazza urla

– Valerio, calmati! (Valerio è nome di fantasia)

Valerio è un under 30, alto e dal capello corto. È chiaramente di Napoli, e quando parla non ci si capisce niente. Capisco meglio quello che dicono i due rumeni, per intenderci. Ma Valerio, che non sarà un fine retore, ha la prontezza di intervenire subito. E ha tutta la mia stima.

Spaco Botilia si ritrova appeso all’apposito sostegno, dietro di lui il baratro del marciapiede. Disco-che-Salta, invece, ha un braccio strattonato da Valerio e l’altro attaccato al marito della signora. Decido di far qualcosa anch’io (alla buon’ora!) e, assieme ad altri passeggeri, facciamo leva per separare Disco-che-Salta dal marito sbraitante.

– Ladri! Ladri!- Urla qualcuno dal basso dei sedili.

Valerio è un guerriero senza paura: si para davanti ai due e continua a urlare

– Scendete! Scendete!

valerio

Come voglio ricordare Valerio

Questi non mollano. Disco-che-Salta fa per contrattaccare quando…

…interviene Jim (nome di fantasia, grazie Mark Twain). Jim è un africano grande e grosso. A testa bassa, carica Disco-che-Salta e lo sposta sui gradini del tram.

Il tram è fermo, le porte spalancate. L’autista aspetta paziente. Non si preoccupa di quanto sta succedendo a bordo del suo mezzo pubblico. Non si preoccupa se qualcuno può farsi male. Mica lo pagano per questo, cazzomenefregaame?

autista

Il conducente ha sempre a cuore la salute del suo popolo

Noi passeggeri siamo tutti parati davanti alle porte, a urlare loro di scendere. Disco-che-Salta è già a terra, mima minacce di morte a Valerio, sventolando il suo essere rumeno (e immagino che questo dia molto fastidio alla maggioranza dei rumeni a Roma, onesti e lavoratori). Spaco Botilia, invece, rimane con una mano appeso al palo, attaccato come una cozza, terrorizzato di finir scagliato sulla via Prenestina che scorre dietro di lui.

game-of-thrones-the-climb

Spaco Botilia e, dietro, la via Prenestina


E invece deve mollare. Jim scende con loro, continua a sbraitare, ma tiene testa a entrambi. Valerio si calma, gli sguardi di stima sono tutti per lui. Primo fra tutti, il mio. 

L’autista si sveglia dal pigro sonno dell’indifferenza. Al nostro ventottesimo sollecito, chiude finalmente le porte del tram e riparte. Superiamo sani e salvi Porta Maggiore.

The_Wall

Porta Maggiore

Resta l’amarezza di una vicenda selvatica, incendiata dalla rabbia verso l’indifferenza dell’autista. Ma diciamolo. Sotto a tutto questo, c’è anche l’esempio, caldo e robusto, di una solidarietà che sa farsi carico di intervenire, quando serve. Se non ci si aiuta fra noi, dimenticati clienti dei mezzi pubblici…

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Blue Lines” dei Massive Attack

ps: mi sembra ovvio che questo post intende solo raccontare una vicenda avvenuta su un mezzo pubblico il giorno 16 gennaio. Non è un attacco contro i rumeni di Roma (che saluto cordialmente), né è da intendersi come generalizzazione di un popolo (che saluto). Lo dico perché la retorica e il commento facile sono sempre in agguato.

DelicaTriesten

Linea 29, Trieste.

Con i rioni di Trieste ho sempre avuto qualche difficoltà. Sono tantissimi. Pure il buon Tolkien avrebbe qualche problemuccio geografico. E, non so voi, ma a me sembra che ne spuntino continuamente di nuovi.

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“Speta un momento, e Coloncovez dove xe ‘lora?”

L’altro giorno ho preso la 29 per andare alle Torri d’Euopa, il centro commerciale che sorge nel rione di Chiàrbola. Chiarbola, Sèrvola, Ponziana, San Giacomo, nessuno ha mai capito bene dove cominci uno e finisca l’altro. Chiarbola era un’altura priva di vegetazione, per questo distinta dalla vicina Servola (che significa invece zona boschiva). 

Chiaro? Tanto ora è tutto asfalto.

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Così.

Guai a sbagliare, il campanilismo giuliano è ferocissimo. Il nostro simbolo è un’alabarda, mica una colomba o un ramoscello d’ulivo. Capito il clima? Ecco.

I confini sono un’istituzione, vanno presi seriamente qui da noi. 

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“…e se girassi a Piscianzi?”

 A Trieste abbiamo una passione particolare per i confini, davvero, fosse per noi sarebbero ovunque. Abbiamo pure una spiaggia, unica in Italia, con un confine in mezzo: si chiama El Pedocin, e gode ancora della norma austriaca che voleva uomini e donne separati. Ancora oggi, in mezzo, sorge il muro divisorio robustissimo. Ancora oggi separa felicemente uomini e donne. La parte maschile è l’esilio di chi brama la pace; mezza vuota, vi sbocciano panze orgogliose e senza paura, calici di vino e carte di briscola. Quella femminile, invece, mi dicono sia il caos.

Non ci credete? Cliccate qui: http://www.youtube.com/watch?v=wBkDbOMirSQ  

Ma i rioni…i rioni sono il vero campo minato. Se ne è accorto pure Diego Manna, che su Bora.la chiede aiuto ai lettori per fare un po’ di chiarezza, per evitare di offendere la sensibilità dei concittadini. 

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“Mulo de Borgo….a chi?”

Siamo sensibili. Il nostro è un bisogno di sicurezza. Un recinto nel quale poter intonare in pace “Viva l’A. e po’ bon” (o “viva là e po’ bon”? Qualcuno dice che la scrittura corretta sarebbe “viva l’A.”, perché si riferisce all’Austria, che è sacrissima, guai a parlar male dell’Austria. Altri dicono che è semplicemente un “là” messo così per dire. Anche qua, apriti Sesamo, anzi, Sesana). Insomma, il motto triestino. Che poi, a dirla tutta, a Trieste niente si risolve con un semplice “po’ bon”. Qualsiasi questione storico-territoriale è un ginepraio di documenti, fatti storici e luganighe col kren. Siamo fatti così, lasciateci in pace. Se vi addentrate, non ne uscirete né sobri né vivi.

Ma torniamo alla nostra 29, lanciata da ChiarbolaServolaPonziana verso il centro. L’autobus si inclina leggermente. Monta una giovane coppia obesa. Lui ha il viso ingabbiato dai capelli lunghi e neri, e i jeans gli sono così aderenti che credo stiano per scoppiare. Lei è senza trucco, stanca, comodamente insaccata in una tuta da ginnastica extra large.

Boterianamente innamorati. E preoccupati.

Lui fa sedere prima lei, come un cavalier senza macchia né panciera (va con la “i”, ho controllato). Non smette di rassicurarla per il futuro. Le prende la mano e le sussurra che andrà tutto bene, che le cose si sistemeranno, e che vedrai, andremo a vivere assieme, presto.

Lei non gli risponde, ma si vede che lo sta ascoltando. Ha bisogno di sentirsi dire queste parole, se ne abbevera come un ciclista di San Giacomo che raggiunge la fontana di Draga Sant’Elia una mattina d’estate, dopo pedalate infinite sulla ciclabile rovente.

Glielo ripete ancora e ancora: andremo a vivere assieme. Vedrai che ce la faremo.

Mi viene voglia di unirmi a lui e farle forza. Siamo tutti nella stessa barca. È un’età, questa, in cui parole chiave come “casa” non hanno più bisogno di aggettivi. “Casa dolce casa” è ridondante. Basta dire “casa”, e ci siamo già capiti.

Quando l’autobus approda in piazza Goldoni, la loro storia ha già preso una piega diversa. Non so come, ma ora casa e futuro hanno lasciato il posto agli spaghetti. Lui le spiega come vuole cucinare la cena. Le svela che la farà saltare bene quella pasta, che il soffritto sarà dorato, con un saporito retrogusto di vino bianco. Il suo tono di voce è caldo come il pane appena sfornato. Sa di casa.

Lei continua a non parlare molto, preferisce ascoltare e annuire. Ma adesso sorride, è tranquilla.

Insomma, c’è riuscito. Senza aggiungere molto, le ha dato fiducia.

Quanti messaggi importanti può nascondere un piatto di spaghetti… Davvero, è una cosa che mi sorprende sempre.

Forse mi sbagliavo. Il nostro “po’ bon”, semplice e accogliente, tutto sommato ha ancora un senso.

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Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Dracula Family” dei Mogwai

ps.: ero tentato di parlare del Territorio Libero di Trieste, per innescare un dibattitone tra indipendentisti, irredentisti, nazionalisti, asburgici, carsolini, mazziniani, istriani e ultras dell’Unione, che no manca mai. Poi ho pensato che sarebbe stato un colpo basso. Forse mi basta scriverlo qui sotto un paio di volte per attirare l’attenzione sui motori di ricerca. Non me ne vogliate, ormai sono mezzo romano. Colpa loro, che sono cinici. TLT TLT TLT TLT TLT TERRITORIOLIBERODITRIESTE!