Tris

Linea 451

Siamo tutti ammassati sulla banchina, come pinguini prima del tuffo. Il 451 non si fa vedere da un po’.

Sofia, una signora di una certa età, cammina avanti e indietro borbottando frasi inviperite contro l’atac.

Immagine

Ogni critica è accolta dall’azienda con serenità e apertura

L’autobus sbuca da dietro la curva, lento e goffo come un cargo. Non fa in tempo a raffreddarsi che già fa indigestione di clienti stanchi del lavoro. Appeso come uno scimpanzè, scopro di essere compagno di “apposito sostegno” proprio di Sofia. La guardo meglio: capello sciupato ma ancora biondo, vestita elegante, meno rughe in viso di quello che credevo. Non c’è dubbio: Sofia è più giovane di quello che sembra.

Mi fisso a guardare gli sfasciacarrozze di Viale Togliatti: uno attaccato all’altro, come clienti atac.

ImmagineIn attesa dell’autobus in Viale Togliatti

Sofia si lascia andare in piccole confessioni su quanto la infastidisca la gente maleducata sugli autobus, e quelli che non pagano il biglietto. Alla fine, dice sconsolata, questi la fanno sempre franca.

Annuisco, ma non dico nulla.

Mi dice dove lavora, cosa fa, e mi illustra il lungo viaggio che compie ogni giorno per tornare a casa. È una conversazione come le altre, di quelle che nascono e muoiono sui mezzi, di cui non te ne frega niente, che riempiono i buchi di una canzone o le pause da un libro. Finché Sofia non mi racconta che il marito l’ha lasciata.

Fermi tutti. Io sono un perfetto estraneo, per lei oltre che per me stesso. Non è il genere di cose che si raccontano su Viale Togliatti, tra prati abbandonati e auto in coda sulla Casilina.

Ha solo 14 anni quando lo incontra, ed è subito amore. Anni di fidanzamento, più di 30 anni di matrimonio, figli e mutuo compresi. Con un giro di parole, così elegante che non riesco a ricostruirlo, mi fa capire che in mezzo a tutto questo c’era un’altra donna.

Prende una pausa, annuisce inseguendo il rotolo di pensieri, e mi indica il 3 con le dita.

Un bel tris di corna.

pasticc

Come lo vole er cornetto, signorì? (Non facciamo gli spiritosi)

Intorno a noi è tutto un bling e ping di i-phone e android. Sembra di stare in una sala giochi. Qualcuno da lontano si ascolta un pezzo rock anni Ottanta. Tendo l’orecchio ma no, non sono i Guns’n Roses.

– La prima volta l’ho perdontato. La seconda, a fatica, anche. Ma la terza…checcazzo.

Si sposta per far scendere un donnone molliccio e poi mi bisbiglia, sorridendo, che perseverare è diabolico. Si siede e mi fa accomodare al posto accanto, che è libero

– Mo ce sediamo noi, finalmente.

Mi racconta che non era bello, ma sapeva parlare molto bene. Le dico che questo tizio avrebbe dovuto fare il commerciante.  Lei sgrana gli occhi:

– Infatti fa il commerciante!

Ancora una volta, sottovalutare la potenza della parola ha portato guai.

Eccolo lì Cicerone, che volteggia sopra Centocelle. Ci sventola il De Oratore, si sistema la toga e ci fa il gesto dell’ombrello.

ImmagineCicerone si riposa dopo aver pronunciato le Casilinarie

Ormai ci conosciamo già da una ventina di minuti, che nel mondo dei mezzi pubblici equivale a qualche anno. Mi lancia un’occhiata da giocatore di golf prima dell’ultima buca:

– In 5 anni. Mi ha tradito 3 volte in 5 anni.

Non so che rispondere.

– Alla terza me so’ rotta le palle.

Sofia ora sta con un altro. I figli grossomodo hanno accettato la cosa. Quando il Don Giovanni ritorna a casa (che comunque è pure sua), lei lo accoglie con un sorriso ed esce finché lui non se ne va.

Devo scendere. Ci salutiamo e corro verso il 14, che mi chiude le porte sul naso e fa per partire. Tiro una manata alla Bud Spencer contro il vetro. Funziona, mi apre.

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “3d stone from the sun” di Jimi Hendrix

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8 thoughts on “Tris

  1. A parye l’immagine dei pinguini che è perfetta, usare sconosciuti come valvole di sfogo è ormai possibile solo sui mezzi pubblici. Hai un futuro come psicoterapeuta o, se va male, come indovino delle professioni altrui.

      • Scusate l’intromissione, ma sono troppo convinto di quello che hai appena detto sull’aspetto terapeutico dei viaggi coi mezzi. La gente presa da sé stessa quando viaggia sembra entrare in uno stato di trance. Sarebbe così bello poter parlare ogni volta con qualcuno… Per fortuna c’è chi lo fa spesso e condivide l’esperienza!

  2. Oddio, xe anche i ambulatori per sfogarse. Ah, caro Fabio, te me fa pensar a mi,e penso no solo, a quante volte gavessi podudo scriver post sule persone incontrade nei viaggi,e no lo go fato. E quando me ricapiterà de poder viagiar frequentemente su treni, che no fazo da tanto. No xe la prima votla che una vecia sconosuda te rivela fatti personalissimi. Sarà che ti te ispiri fiducia nele vecie. Vecie che pur volendo darse un tono nell’aspeto, finisi per sprofondar nel parlà del volgo, rivelandose per quel che xe, e fa cascar la maschera. Anche de noi lo fa, e no se pol sentir. Sarà che cussì se iludi de eser ancora giovini. Certo me sconvolgi che un possi dir robe compagne a un perfeto sconosudo e dove xe altre persone.

    • Vabbe che questa no iera vecia, e no la xe sprofondada nel volgo, semplicemente essendo de Roma gaveva quella cadenza. Cmq no, no xe la prima volta, alla gente ghe piazi sfogarse e in effetti xe vero che spesso funziona de più con i estranei! Ti sicuro te ga storie assurde de raccontar, visto che te ga girà sui autobus de qua de là de su e de zo! 🙂

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