Singin’ in the train

Intercity Notte, Napoli – Trieste

Mi affaccio e lo trovo lì. Espanso come un polpo, i capelli stretti in una coda di cavallo unta e nera, le gambette rollate in vecchi jeans logori anni Novanta, sbiascica parole a voce alta sistemandosi ossessivamente la maglietta verde militare. Di fronte a lui c’è Boccia: una trentina d’anni, cicciottello, composto e pelato come un bimbo, è tutto rosso in viso. Mi guarda con un sorriso divertito che odora di latte. Sono napoletani entrambi e mi accolgono con lo stesso entusiasmo con cui si accoglie un portapizze.

Il paesaggio è già una tinta unita color carbone. La vita è tutta dentro questo appiccicoso scompartimento di seconda classe. Polpo è un logorroico dall’alito aspro come il terrano, e gesticola con una libertà che gli invidio. Al suo fianco, come una sciabola d’ordinanza, una bottiglia di vino vuota. È ubriaco, e Boccia mi strizza l’occhio: va assecondato. E poi è innocuo.

Polpo è un napoletano che vota Lega Nord, per sua stessa (e orgogliosa) ammissione. Borbotta intrecci politici azzardatissimi ma fieri di una logica personale, limpida come le acque del Po.

ImmagineLimpidezza

Estrae una sigaretta e fa per accenderla. Noi, con un sorriso, lo convinciamo che è meglio se se la fuma in bagno. Siamo in uno stato di Polizia, non c’è concesso niente, eccetera eccetera. Abbocca e ci lascia in pace qualche secondo.

– Lo conosci?

– Macché! Gli sto solo dando corda. Quello sicuro si sta fumando una canna ora.

E infatti eccolo lì che fuma nel corridoio. Mi guarda. Mi strizza l’occhio.

ImmagineAttenzione: l’immagine potrebbe non corrispondere alla realtà

In Toscana, chissà dove. Sale un uomo brizzolato arroccato in un elegante completo scuro. Assomiglia vagamente a Bocelli, e pure lui non guarda nessuno in viso. (ora non fate i moralisti su questa battuta, su) Ha con sé una chitarra. Si capisce già dalla custodia che è roba seria, e la stringe tra le mani come fosse una scultura di Modigliani.

Polpo lo fissa incuriosito. Freme. Sbatte i piedi, schiocca la bocca, si struscia le mani. Alla fine, come o’ caffé, non resiste più ed esonda

– Chitarrista?

E gli mima il gesto della chitarretta. Il musicista annuisce educato. Gli precisa che insegna musica in una scuola statale e poi sì, è chitarrista.

Polpo non crede alle sue orecchie. Gli sboccia un sorriso, lo sguardo illuminato dalla luce della musica. Insiste insiste e insiste, finché il musicista acconsente: suonerà qualcosa.

Polpo si raggomitola zitto e buono, pronto all’ascolto. Il brizzolato estrae la chitarra, lento come un sacerdote. Pizzica Bach con una precisione commovente. Boccia mi guarda estasiato. Qualcuno allunga il collo dagli scompartimenti vicini per ascoltare. Ma Polpo non sembra soddisfatto. Appena la chitarra tace e i complimenti si sprecano, Polpo richiama l’attenzione del maestro:

– Ma Pino Daniele lo sai suona’?

– No. Suono musica classica.

– Claudio Baglioni? Zucchero? Facci “Con le mani”. Con le mani sbucci…le cipolle! (attacca a canticchiarla)

– Non lo so fare. Suono solo musica classica.

Polpo si spalma sul sedile. Qualcosa non lo convince. Eppure è una chitarra come le altre! È deluso.

ImmagineIl chitarrista secondo Polpo.

Il Maestro ci racconta (a me e a Boccia, Polpo è chiuso nel suo pensiero) che ha già inciso 7 dischi. Ce ne mostra un paio, ci racconta della chitarra che suona, costruita da un liutaio con non so che tipo di legno pregiatissimo.

ImmagineIl liutaio pregiatissimo

Polpo scuote la testa. Gli bussa al braccio, tutto serio. Con un tono di voce basso e paterno, gli spiega come stanno le cose.

– Si tieni ‘na chitarra, devi sunnà ‘e piezz’ che se cantan’! Sinnò ca suoni affà?! Napule è, Zucchero, sti ccos’ ccà! Sinnò se strimpelli la museca classica – bella, eh! –  nun ‘e faje ‘e denar’. Non fai i soldi! Faje ‘o disco, e chi se ‘o accatt’?! T’accatt’ tu ebbast’! E’ nu peccat’, no? Stamm’ a sentì: faje pure ‘e canzon’ ca se cantano. Fidati che o’ sacc’!

Il Maestro insacca la chitarra. Polpo si distende e si copre il viso con una maglia. Si addormenta. Nella nostra carrozza tacciono tutti.

 Skaiosgaio

Scritto ascoltando “The Honour of Silence” dei Death in June.

Consulenza linguistica napoletana: Renato Fiorito.

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11 thoughts on “Singin’ in the train

  1. la conclusione tra “tacciono tutti” e scoprir dopo che te scoltavi i “Death in June” me pervadi de un senso de inquietudine. Le visioni diametralmente opposte de due persone, inconciliabili. Un che no vedi altro genere che il propio, inutile discuter. Votar Lega a Napoli no me sembra cussì assurdo: i soldi del Nord ala fine alimenta mafia e coruzion al Sud. E intanto i treni da Napoli desso porterà a Zwentendorf (Bassa Austria) i rifiuti, che brusandoli nel inceneritor local, poderà garantir riscaldamento ed eletricità a tutti. A spese nostre.

    • Certo che non è assurdo che al Sud votino Lega. Basti pensare alla vicesindaco di Lampedusa (non so se ancora in carica), leghista appunto. Ma non è per i soldi del nord che alimentano la “mafia al sud”, perché la “mafia del sud” è al nord come al sud (e come al centro, ovviamente). La Lega ha fatto breccia al sud per il cambio di strategia del partito stesso: il nemico non è più il meridionale ma l’immigrato. Un cambio che le ha portato il famoso boom di voti di qualche anno fa.

  2. Proprio un bel pezzo! Ho adorato il Polpo! un soggetto (nel senso molto romano del termine :)) molto affascinante intrappolato nella sua essenza di luoghi comuni (chitarra=pino daniele!!) e contraddizioni (ma come vota Lega!!!). sei davvero molto bravo!

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