Boccuccia di rosa

Linea Cotral Subiaco – Roma

Ha i capelli corti, neri, unti dal gel. Capelli da cameriere. Camicia e pantaloni neri, e nera è pure la cravatta. Cammina su e giù per la banchina, al telefono parla di quanto pesce ha mangiato la sera prima. Spegne il cellulare e, da bravo Gassman de noàntri, comincia a parlare con un’anziana lì vicino, alta la metà di lui. Chiacchierano e scherzano come se fossero nonna e nipote, e si sono conosciuti solo 2 minuti fa. Poco distante scorre il fiume Aniene, che impreziosisce la cittadina di Subiaco con acque da tuffo. Un ragazzo, in barba al cartello Vietato Pescare, lancia la lenza in acqua. Il Gassman di Subiaco raggrinzisce il viso in un sorriso elettorale: pure lui pesca sempre senza licenza. L’anziana coglie la sfida e chiude la partita: lei, invece, ha venduto un sacco di pesci spacciandoli per trote…

– Ma nun eran trote! – precisa furbetta dondolando il dito nodoso.

Lui le si pianta davanti e, lisciandosi il pacco, le parla dei pesci che gli piacciono. E io già me lo vedo Sigmund Freud gongolare davanti a questa scena di subconscio cristallino.

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Nun scrivo mica fregnacce!”

Arriva il pullman. Io e il buon Stefano ci sediamo vicino a loro. Il Gassman di Subiaco accende subito un’altra conversazione, sia con una signora dietro di lui che con una ragazza rumena seduta davanti. Contemporaneamente. La ragazza gli racconta del culo che si fa in un pub al Testaccio. Ha il viso stanchissimo. Nel frattempo, l’anziana ricorda di quando faceva la bidella a Roma, e di quella volta che c’era sciopero e s’è fatta Subiaco – Roma a piedi.

Stefano annuisce saggio. Certo, certo…

In un paesino indefinito, fatto di qualche agriturismo e di una piazzola di cemento, scende la vecchina e sale LEI. Si sbraccia, appese alle braccia ci sono 3 o 4 buste gigantesche, decorate da peluches. Tacchi vertiginosi su cui cammina con l’agilità di un pattinatore esordiente. Minigonna rosa acceso, come rosa sono gli occhiali scuri, le borse, i bracciali. Un confetto traballante.

– Fèrmate! – urla all’autista. Che, a onor del vero, era già fermo.

Raggiunge il posto dietro a noi dondolando i fianchi mollemente. La vediamo in viso: oscilla tra i 30 e i 38 anni, sfoggiando una maschera di trucco che si aggrappa disperatamente a quei vent’anni che non torneranno più. Mi appare Pirandello. Come l’amico Sigmund, infila le mani in tasca e fischietta spocchioso.

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Quante vorte te o devo di’? E’ l’Umorismooo!

– ‘Sto purrman ferma a Roma, ve’? – chiede la boccuccia di rosa a tutti i passeggeri. E può il Gassman di Subiaco non risponderle? Sorriso grinzoso, braccio su bracciolo. “Sì. Scendo sempre lì”. Mr. Crocodile Dundee non l’avrebbe detta con un tono più sicuro.

Lei si piega sul suo i-phone rosa. Tic tic tic. Un messaggio lungo quanto un romanzo, si impone come sottofondo musicale per tutti. Nel frattempo parla. Dice che a Rebbbibbbia c’è il suo ragazzo che l’aspetta. Che viaggiare sui pullman è scomodo. Che è di Ostia (ma va? Avrei detto Bolzano) e che, ripete, viaggiare sui pullman è un inferno.

La ragazza rumena chiede un sacchetto a Gassman. Sta per vomitare. Io e Stefano, invece, ci facciamo prendere dalle noiose chiacchiere degli sceneggiatori. Su quanto sarebbe giusto rileggersi Shakespeare, e studiare bene i meccanismi comici di Aristofane. Perché Aristofane…

– Che ferma a Rebbbibbbia?

Ammutoliamo, riportati a forza nella realtà da cui proveniamo. Il viaggio prosegue in silenzio. Dentro di me penso che, dopotutto, questa ragazza è divertente. E che bisogna superare la prima impressione che diamo agli altri.

Dalla provincia raggiungiamo lentamente la periferia di Roma. Squilla il cellulare di lei.

– Si, pronto? (pausa) Ora sono su un pullman pieno di ggente, non posso parlare (io e Stefano drizziamo le orecchie). Mi chiamo Elisa. (pausa) Sì, sono bellissima. (senti, senti!) Come, sei di Ostia? (sbianca) Io sto andando a Roma da…mia nonna. (seee!) Non puoi venire a Roma stasera? (pausa) Ah, fai il pilota, ammazza! (me lo immagino il suo interlocutore. Brizzolato, con la pancia, uno di quelli che in camera si tiene una foto di sé su una macchina di Formula1). Senti, allora possiamo fare domani sera a Ostia, che ne dici? Stai tranquillo, sono davvero bella. (Stefano mi guarda) Non posso parlare ora, c’è gggente! (lo frena) Allora: tu mi fai una ricarica Voddafonn e io ti mando qualche mia fotina, così mi vedi quanto sono bella! (pausa) Un bacio!

Pochi secondi di silenzio. Si volta verso Gassman e chiede:

– Come c’ho er trucco?

– Me piace.

– E’ che ne ho messo poco.

– Ma è mejo quando è poco.

– Sì. Così è più…delicato.

Delicato? Una secchiata di vernice in faccia sarebbe stato più leggero.

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E Pirandello ha appena avuto un infarto.

Parlano delle coppiette che si chiudono nelle toilette della metro, e lei finge di sorprendersi. Chissà se Gassman l’ha capito che lavoro fa. A Rebibbia salta in piedi e mobilita altre persone per farsi aiutare con quei misteriosi borsoni colorati.

Ripartiamo. Dal finestrino intravedo lei e Gassman salutarsi con una risata.

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Sei chic” di Fred Buscaglione. E sì, anche un po’ di “Boccuccia di rosa”.

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8 thoughts on “Boccuccia di rosa

  1. Post davvero molto simpatico! Geniale soprattutto la rappresentazione grafica della pronuncia romana (Rebibbia ha sempre troppe poche “b” per i miei gusti! ahahah!)! Bravo!

  2. Bel, iera un po’ che no te sentivo,, me mancava i tui post. te son rivà a tirar fora La vecchia imbellettata! (cossa no se se ricorda!), il fatto che un possi rivar a spacciar per trote pessi x dimostra quanto manchi cultura del pesse. Anche qua’ de noi ala fine xe consumo sì, ma ala fine “il pesse xe pesse” ( e questa categoria includi anche i calamari). una roba che affliggi, in una città de mar come la nostra. No gavevo colto subito che quei de Ostia xe per luogo comune sboccai (xe cussì me par, no?), tipo le babe sototitolade de qualche anno fa in spiaggia. Come sempre te rivi a far sorrider anche nele situazioni più tristi, come questo spaccado uman de emarginai dal traffico automobilistico. Za se dei romani gira in pullmann significa che ga una situazion non facile.

    Te se ricordi Verdone in “Acqua e Sapone”?”
    Carlo: “sto a ‘spettà er pullman”!
    “Ah pezzente!” Ghe fa un, con disprezo propio. Una roba de cui vergognarse.

    Ma a mi me piasi girar in pullmann , sarà perché me ricorda le gita cole scola, co’ iero putel. Viagiar in Dalmazia cola coriera xe spetacolar perché lungo la costa (la ferovia viagia nell’entroterra, e richiedi più cambi), ma te manca l’aria. Una volta ricordo che go ciolto una coriera da Gorizia a Cividale, su due piani, saremo stai in 3, te giri fra i paesetti del Collio, xe bel. Quanto go girà in coriera: Serbia (le interminabili soste notturne ai confini, i film in lingue incomprensibili, le komunikacije dell’autista solo che per serbo), Romania (soste con 6-7 altri pullmann intorno tuti da o verso l’Italia), verso la Polonia, Lituania e Lettonia. Za ndando in Slovenia i bus viaggia più o meno svodi, bastassi furgoni per quei pochi pasegeri che ga. Come se pol pretender che i torni rimeter treni?
    Ma se il servizo xe cussì scadente, un no lo considera neanche. Penso che la nostra stazion dele coriere poi sia un luogo sconto, dove molti no ga mai messo pie. e de là parti tuti i nostri colegamenti internazionai, che ne evita l’isolamento completo.

    • Anche a me piace molto il pullman, forse più di tutti gli altri mezzi di trasporto pubblico! Lo preferisco pure al treno, starei davvero ore sui pullman. Quando sono andato a Zagabria il pullman era praticamente vuoto. Ricordo al ritorno la sosta sul confine, all’alba, e io che ero così rincoglionito che neanche trovavo i documenti (momenti di panico!). Grazie per il commento!

  3. Ho appena trovato il tempo di leggere un po’ di blog che non conoscevo, ed ecco le storie che circondano anche me durante i deliranti spostamenti per Roma…. Abbravo. Ti leggerò vieppiù 🙂

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