Little Trenitaly

Intercity 588. A Roma Termini, il treno non parte. Suspance. Quei cinque minuti di ritardo annunciati diventeranno dieci? Quindici? Ho tutto il tempo per leggere e sono da solo nello scompartimento. Piazzatissimo. I minuti di ritardo diventano quindici. Venti. Quando scatta sui trenta comincio a preoccuparmi.

Un tizio qualunque passa accanto allo scompartimento e annuncia che si cambia treno. Ecco, cominciano le leggende metropolitane.

Un nugolo di Trenitaliani (impiegati Trenitalia) discutono sul da farsi. Ripartirà? Conosco Antonio: napoletano, vive e lavora a Venezia. Mi racconta che, da quando hanno soppresso il diretto Napoli-Venezia, deve cambiare a Roma. E che il Napoli – Roma si portava già 30 minuti di ritardo.

– La prossima volta prendi l’aereo – gli dico.

– C’era sciopero.

Quando annunciano i 70 minuti di ritardo, una voce partenopea manda tutti a quel paese. Cambiamo treno davvero. Nuovo scompartimento e…nuovo compagno di viaggio.

Pasquale non c’era prima e già so che deve aver sbagliato carrozza. C’è sempre qualcuno che sbaglia carrozza. Mi dice qualcosa che capisco a fatica: napoletano stretto e borbottato.

Anche il nuovo treno segue la tradizione: è in ritardo pure lui. Scendo e chiacchiero con Luigi. Giovane napoletano (sono tantissimi!) ogni volta che parla scuote la testa. Viaggia con moglie e una bambina piccola. Si può continuare così? Mi chiede. Lavora in Toscana e deve essere in ufficio alle 14. E noi abbiamo appena toccato i favolosi…

100

…100 MINUTI DI RITARDO!

Una volta partiti filiamo che è una meraviglia.

A Prato salgono due donne cinesi, e la tradizione è salva. Una è anziana, l’altra giovane. La giovane sale solo per aiutare l’altra, ma la prende con troppa calma e il treno riparte. Non possiamo mica permetterci un ritardo, no? Ora deve aspettare Bologna per scendere e, in qualche modo, tornare indietro.

(Su come gli orientali si incasinino sui nostri mezzi pubblici, ne ho già scritto qui.)

Nello scompartimento, rimaniamo io, Pasquale e l’anziana Chun-Li (nome di fantasia).

Un Trenitaliano passa di scompartimento in scompartimento a elargire sacchetti omaggio per farsi perdonare. Dentro, un succo di frutta, una bottiglia d’acqua e dei biscotti. Fa un po’ Protezione Civile, penso. Ma se non altro…

fantozzisacchetto

…si mangia!

Chun-Li scoppia a ridere e non si ferma più. Io e Pasquale ci scambiamo un’occhiata. Cosa ci sia da ridere in un sacchetto di plastica, davvero non lo sappiamo.

Ma a Chun-Li non interessa la logica. Le fa ridere e ride. Non paga, comincia a chiacchierare con noi. E la vecchia, c’è da dirlo, ha una parlantina insaziabile come mai avevo visto in bocca a un cinese. Solo che Chun-Li ha un piccolo problema: parla solo cinese.

Quando uno ti parla e tu non lo capisci, non ti viene da ignorarlo. Cosa fai? Cosa ti sta dicendo? Io, nel dubbio, sorrido e annuisco. Ma la mia reazione aperta spinge Chun-Li a insistere nella conversazione. E io le rispondo. In italiano, in inglese, è uguale.

La stessa reazione ce l’ha anche il buon Pasquale. Che, però, parla solo napoletano.

Davanti a me c’è lui, che mi dice delle cose che non so. Alla mia sinistra c’è lei, che dice altre cose che non so. Ma si diverte da matti. E io, al centro, che sorrido come un ebete.

Mentre recuperiamo i nostri bagagli (Chun-Li è scesa a Mestre, come da tradizione), io e Pasquale parliamo un po’ meglio. E, sarà l’orario, sarà l’aria del Nord-Est, stavolta lo capisco. Pasquale è salito per trovare i suoi figli, trasferitisi anni fa. È sereno, ma in faccia ha tutta la sofferenza di una vita di scelte.

E così, mentre agguanto il mio trolley, mi dice che è contento che i suoi figli siano scappati da Napoli. – Una brutta situazione – mi confessa – Lì, la gente spara.

(È il secondo che incontro e che racconta queste cose. L’altro era qui.)

Pasquale mi sorride. È contento di aver superato questa brutta situazione.

Il treno ha recuperato 40 minuti. Del ritardo di 60 minuti, all’improvviso, non mi interessa più nulla.

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Centocinquanta stelle” di Francesco De Gregori.

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9 thoughts on “Little Trenitaly

  1. Bellisimo post come sempre. iera anche treni Udine e Trieste-Napoli, figurarse. E i voli no regala certo tanti incontri. Che un cinese de Prato no parli per talian no devi stupir. Su 30.000, xe vero pe 1 su 4 (per i pakistani, 1 su 5). Cussì anche se vien sfruttà no pol denunciar i connazionali, salvo trovar interepreti. Treni svodi in Italia,eh,(ma d’altronde cazzo servi 18 vagoni ala volta fra Trieste e Meste?) ma me ricordo in Romania i treni viaggiava sempre pieni, un shock, ma la gente no xe loquace. Te devi intavolar ti una conversazion, e dopo qualche bireta, no iera dificile. L’aria del nord est, sentirse non ancora a casa ma in dirittura d’arrivo, sulla via del ritorno, esendose lassadi ale spalle ormai il resto d’Italia da cui semo distanti, in atesa de quele ultime obbligai passagi verso la fine dei binari. Ogni viaggio in treno xe un’incognita. Una volt,a tornando da Verona, me son indormenzà sul tren Mestre-TS. Quando me son sveià, stavimo per rivar a Trieste. Il tren gaveva acumulà nel fratempo 45 minuti de ritardo, dove Dio solo lo sa.

    • Forse il capotreno ha sbagliato ed è passato per Trento! La conversazione sui mezzi pubblici non segue mai una logica. Dipende dal momento. Certe volte mi trovo a parlare con persone che mai avrei pensato potessero aprire bocca con degli sconosciuti, e invece…

  2. Pingback: Intercity 588. A Roma Termini, il treno non parte | trenodopotreno

  3. Ciao, ho letto la tua intervista da Pendolante ed eccomi qua a scoprire il tuo blog.
    Che pazienza avete voi utenti del treno, se mi annunciassero cento minuti di ritardo sbatterei per terra!
    Bravo, hai una bella maniera di raccontare, complimenti!
    Buona serata a te!

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