Bandarlog giallorosse

Linea 19. Udinese – Roma 1 a 1. Ma la partita si continua a giocare. Dentro ognuno di noi e, soprattutto, dentro ai mezzi pubblici. Può la partita della Roma influire sul trasporto pubblico della Capitale?

Il tram lo prendiamo a S.Lorenzo, sotto la romantica sopraelevata di cemento e smog. In fondo al tram, un gruppetto di ragazzini salmodia nomi di calciatori di cui a me, sostanzialmente, non me ne frega niente.

Superiamo Porta Maggiore, uno delle porte principali delle Mura Aureliane. Opera di notevole fascino e precisione: allargate e rinforzate più volte, ogni 3 metri si apriva una feritoia e ogni 30 sorgeva una torre. Sono il simbolo, testardo e disperato, della dignità di un popolo nel difendere la propria Città non più così Eterna.

E a Porta Maggiore il tram si riempie di ragazzini. Barcollano ubriachi. Con creste ridicole alla Balotelli e le guancette rosse come bambole. E dentro assistiamo tutti a un miracolo della chimica. Il gruppetto ospite si dissocia in ioni per legarsi al gruppetto già presente. Olè.

In un secondo, il tram si divide in prima e ultima classe. Vengono intonati i primi cori della Roma, a’ Roma deqqua a’ Roma dellà. Saltano, strillano, credo che puzzino pure.

Una coppia di coniugi di mezza età trova riparo da noi. Lui, un Gigio Alberti stanco da morire, si abbandona sulla parete. Lei si siede e si racconta. Le borse sotto agli occhi ci parlano a bassissima voce, noi annuiamo anche senza capire tutto. Sono sposati, hanno una figlia di 15 anni e vivono a -lo sospira rassegnata- Centocelle. E non ne può più di questa inciviltà. Ogni volta la stessa storia, non sa più che fare.

– Ma non capiscono l’importanza dello studio? – ci chiede, mentre uno di loro si arrampica come una scimmia sull’apposito sostegno e strilla a… non so cosa, credo alla lucetta che recita “Prossima fermata prenotata”.

La signora è preoccupata. E diciamo la verità: lo siamo tutti. Questi ragazzi crescono davanti al computer. Noi, almeno, i modelli positivi ce li avevamo.

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Uno dei nostri modelli positivi.

È un degrado, hanno un problema serio. Sono d’accordissimo.

Suo marito scuote solo la testa e non risponde. Sono preoccupati per la figlia, in modo opposto. Lei ne parlerebbe fino al soffocamento, lui manco sotto pagamento. Ma sono preoccupati uguale.

Chissà il problema dov’è. Nell’istruzione. Ma anche nell’esempio che ricevono. Lo Stato. La famiglia. E poi: perché fare tanto casino e cercare di sfasciare un tram se la Roma pareggia?

Stiamo un po’ in silenzio. Superato Largo Preneste e aspirati i miasmi ottimisti della Prenestina, lei conclude il discorso.

– Sono fiduciosa nel futuro.

Le brillano gli occhi, di speranza e rabbia.

– Sono fiduciosa nei giovani.

Lì in fondo, uno di loro prende a sberle il vetro del finestrino. Saltella e urla come un chihuahua. E’ la futura classe dirigente.

Fermata. Le due bande scendono, il dito puntato verso il bar di fronte.

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Al bar! Al bar!

Un ragazzo si ferma sulla porta, allarga le braccia come il papa ed esclama ai passeggeri

– Scusate se v’amo rotto er cazzo!

– Ve volemo bbene! – aggiunge un altro.

Scendono. Silenzio.

– Almeno hanno chiesto scusa.

La signora scuote la testa triste. Le partite finiscono sempre in pareggio.

Nel vagone dove c’erano le bandarlog non si muove una foglia. E io solo ora mi accorgo di un filippino. Era lì seduto, in mezzo a loro. È congelato, gli occhi giganti dritti davanti a sé.

Welcome to Italy.

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Amico uligano” di Elio e le Storie Tese

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