Argh!o

Linea 5 o 14, basta che sia! Sono due settimane che voglio vedere Argo. E finalmente è la volta buona. Esco di casa con un’ora e 15 minuti d’anticipo per arrivare al Nuovo Olimpia, l’unico cinema della capitale che proietta i film in lingua originale. È buio e fa freddo. Uscire di casa con un clima simile per un film è un atto d’amore (fosse stato un film italiano sarebbe addirittura eroico).

Appena il cancello si chiude alle mie spalle, il 14 mi sorpassa beffardo. Corro come un dannato, arrivo alle porte come un giocatore di baseball conquista la base e questo riparte. Scompare, inghiottito nella Prenestina notturna.

Aspetto. Cammino su e giù. Mi scaldo le mani inguantate. Spio automobilisti fermi al semaforo. Il tempo passa e il tram non arriva. Scatta il piano B.

Un autobus mi sbarca due fermate più avanti, dove posso prendere anche un altro tram che può portarmi a destinazione. Una ragazza chiusa in un minuscolo giaccone bianco fuma la sigaretta dell’attesa.

Sono passati 15 minuti e ancora niente. Le rotaie del tram non vibrano. La via Prenestina, davanti a me, è deserta.

ImmagineLa via Prenestina oggi.

Compare un ragazzo indiano chiuso in un berrettino blu anni Novanta. Poco dopo, anche un anziano romano si mette ad aspettare (ignaro) il tram. Siamo tutti rivolti verso la periferia, come tanti coniglietti illuminati dai fari dei camion. Ci auguriamo di scorgere presto la piccola luce rotonda della linea, ma il nostro personalissimo sol dell’avvenire sembra non venire. L’anziano, che non ha mai staccato le mani da dietro la schiena (probabilmente congelate tra loro) è buono e paziente. Ogni volta che lo guardo è più lontano di qualche passo. Fiducioso o rassegnato.

Fa sempre più freddo e io sono sempre più nervoso.

Immagine

L’orologio mi dice 25. Venticinque minuti persi in via Prenestina. Ormai è chiaro che Argo me lo scordo. Era già successo una volta. Avevo rinunciato a un appuntamento perché c’era stato un guasto al tram e tutto era andato, scusate il francesismo, a puttane.

Ho voglia di litigare. Chiamo l’Atac (sì, ho il numero) pregustando una litigata liberatrice con un centralinista raccomandato o stagista non pagato (e dunque nervoso per ottimi motivi). Invece mi risponde un ragazzo cordialissimo. E cordialissimo mi dice che la linea tram non è tracciata e non possono dirmi nulla. Ataccati.

Spendo 80 centesimi e non posso nemmeno litigare. Sono avvilito.

L’anziano è lontanissimo. È in mezzo alla strada, un puntino con la coppola, sempre con le mani dietro la schiena e il mento all’insù.

La ragazza mi chiede se sia giusto pagare il biglietto. E me lo chiedo anch’io, che sono sempre stato abbonato. Si annoda un auricolare nell’orecchio e scompare pure lei.

Cambio lato della strada e ritorno a casa. Sul tram cerco di litigare con il tranviere. Ma anche lui è cordiale. Tutti cordiali quando vuoi litigare.

Dal tram che mi riporta a casa intravedo finalmente il bus navetta sostitutivo correre in soccorso dei clienti paganti. Sono passati 40 minuti. Ironia della sorte, se avessi scelto il percorso meno sicuro con più cambi al cinema ci sarei arrivato.

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Are you experienced” di Jimi Hendrix

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6 thoughts on “Argh!o

  1. questo film deve avere una qualche maledizione perchè quando io e simon abbiamo provato a vederlo la sala del giotto (del giotto!!!) era troppo piena…:) Cmq ho comprato un libro nel quale c’è un personaggio che si chiama Zia Ely:)

  2. Ecco uno dei motivi principali per cui ho scelto di vivere a Vienna e non a Roma: la puntualitá dei mezzi pubblici. Qusto é un classico esempio di come in Italia per sopravvivere bisogni arrangiarsi, affidarsi solo a se´stessi, perché si é abbandonati dallo Stato. L´anziano simbolizza perfetamente la rassegnazione, ma che colpisce tutti e contro cui non si puo´ fare nulla, non dipendendo dai cttadini i diisservizi degli autobus, tram, per non parlare dei treni. Sai che é cosí e che lo sará sempre, hai la percezione dello stato immutabile, in meglio, delle cose. Non ti resta che trovarti un mezzo tuo.

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