Final Cut

Linea 409. Che ci fa in pieno giorno, su un autobus della Capitale, un uomo con in mano una taglierina aperta? 

Gli abitanti del 409 sono sempre gli stessi. Viaggiatori diretti alla Stazione Tiburtina, l’occhio cucito sull’orologio e una mano stretta a proteggere il proprio trolley; anziani e famiglie in rotta verso l’Auchan, pronti all’arrembaggio di scaffali e offerte; dipendenti dell’Atac trasportati verso l’autostazione del Portonaccio. 

Oggi alcuni trucioli di legno rotolano sul pavimento dell’autobus. Li noto con la coda dell’occhio. Non stanno mai fermi. Risalgo con lo sguardo quel piccolo torrente ligneo fino a giungere alla sua sorgente.

Un uomo, sporco e rotondetto, guarda un pezzo di legno.  

Al suo fianco, una ragazza pulita e truccata gli fa da inevitabile contraltare. 

Dal pezzo di legno saltellano in giro minuscole schegge. Mi ricordano un po’ i cereali della colazione. Sono tante e invadono lo spazio attorno a lui. Alcuni pezzetti finiscono addosso alla ragazza, che finge di non accorgersene e li scrolla di dosso con commovente autocontrollo.

Geppetto smette di intagliare il legno. Rovescia la testa all’indietro, chiude gli occhi. Emette un suono che non so descrivere, a metà strada tra una macchina che inchioda e un coyote. Poi riprende a lavorare il suo legno. 

Poco più avanti, un ragazzino della Roma coatta. Alienato dalle cuffie e dalla musica -possiamo dirlo?- probabilmente di merda, non si accorge della pioggia di trucioli che diverte il pubblico pagante dei mezzi pubblici. Mi sembra un peccato. 

– Carrefour!- 

L’uomo urla carrefour come io urlerei Al fuoco!

La ragazza fa un salto. Stavolta l’autocontrollo va a farsi benedire. L’uomo del legno ripete  

-Carrefour!-

E per sua fortuna interviene la sempre presente vecchietta. Se c’è una vecchia sull’autobus, sta sicuro che non ti perdi. L’anziana e la ragazza tranquillizzano l’uomo: l’Auchan, il supermercato, è tra due fermate. C’è ancora tempo. Può continuare il suo lavoro.

L’uomo sospira sereno. Riprende a tagliare il legno. Lo arrotonda amorevole. Penso si tratti della gamba di un tavolino. Alcuni trucioli gli piovono addosso, sopra al maglione logoro e al marsupio anni Novanta. 

Non riesco a non guardarmi intorno. C’è chi ascolta musica, chi legge, chi guarda fuori dal finestrino. Ma questo tipo qui li batte tutti. Sembra uscito da un altro tempo.

– E’ la prossima – gli dice sorridente la ragazza autocontrollata. L’uomo le sorride riconoscente.

Qualcuno si prepara a scendere dall’autobus. Spengono gli i-pod e infilzano il segnalibro tra le pagine del romanzo.

Lui, invece, avvicina il pezzo di legno al viso, cambia l’impugnatura della taglierina e ci incide sopra una bella croce. 

Una croce, sì. 

 

L’uomo sta intagliando una piccola bara di legno.

 

L’autobus accosta e spalanca le porte. L’uomo si mette in fila per scendere, con la taglierina ancora aperta e la macabra scultura lignea abbozzata sotto al braccio. 

La ragazza si rilassa in un sorriso di commozione.

Di lui rimangono solo i trucioli di legno. Silenziosi come lui, traballano a ogni scossone.

 

Skaiosgaio

  

Scritto ascoltando “Anthem ring the bells” di Leonard Cohen

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Pickpocket

Stazione Tiburtina.

– Sembra a me o l’ha scippata?

La signora davanti a me ha gli occhi bolliti dallo stupore. C’ha preso, o quasi. Ricostruiamo.

Scendo dal treno regionale, sfatto dopo una giornata di lavoro in fiera. Davanti a me, un tipo zingaresco di quelli “poco raccomandabili”. Non ha qualcosa di particolare, ma si vede che è “uno di quelli”. E poi è tatuato, e gli anni Ottanta ci hanno insegnato che i tipi tatuati sono malvagi. 

Scendo dal treno e mi supera, sfumacchiando con l’andatura ondulante di un makako. Tra noi due si inserisce una signora, mi rallenta a rischio tamponamento. Ma il mio uomo è ancora lì, spigliato. Sospetto.

Una ragazza dalla borsa gargantuesca si infila davanti a lui. E lui, come se niente fosse, alza il braccio sinistro e lo infila nella borsa gargantuesca di lei. 

Annuso fragranza di reato.

Abbozzo un Ehi! che non sente nessuno. La ragazza sale sul treno e l’uomo ritrae la mano vuota, portandosela al naso come se avesse toccato chissà cosa. Ha l’espressione delle leonesse quando falliscono l’attacco alla gazzella, e si sentono addosso gli occhi incuriositi di Licia Colò.

– Sembra a me o l’ha scippata?

– No signora, ma c’ha provato.

Ecco qua. Chiamato al dovere di onesto cittadino. Cosa si fa in questi casi? Allertare la Protezione Civile, come piace al Sindaco di Roma? E dov’è il famoso esercito schierato a proteggerci? 

Pensa, Skaiosgaio, pensa. Cosa farebbe Chuck Norris?

Chuck Norris non avrebbe dubbi: prenderebbe lo zingaro e lo riempirebbe di calci in faccia, per poi rispolverarsi la sua camicetta demodé e quel cappello da Texas Ranger.

Ma io non posseggo alcun cappello da texas ranger.

Potrei gridare al ladro! Ma nessuno, eccetto lui, mi ascolterebbe. E di fatto, non ha rubato nulla, è la sua parola contro la mia. E non ho voglia di discutere dei doveri del buon cittadino davanti a centinaia di suoi amici fuori dalla stazione tiburtina. 

Ecco l’idea: i metronotte!

Non c’è nessuno. Neppure i dipendenti Trenitalia. Eppure c’erano prima, quando hanno controllato i biglietti! Continuo a camminare, il mio uomo è sempre davanti a me, ho deciso di non perderlo di vista. E intanto cerco un agente, un poliziotto, un militare, uno scout. Nessuno. Il tizio si aggira pericolosamente tra altre borsette aperte. Perché diavolo non le chiudono? Dico io.

Alla fine arriviamo all’ingresso della stazione metropolitana. Il chioschetto delle guardie è lì e dentro intravedo movimento. La Legge! Il mio uomo sterza a sinistra e fa la coda per comprarsi il biglietto. Già, perché scippa le ragazze, ma la metro la paga. 

Mi avvicino al chioschetto. Una guardia grassa addenta un panino e mi scruta da dietro gli occhiali spessi. Gli spiego l’accaduto, lui mi ascolta e ingoia il boccone. Gli segnalo questo ragazzo e del tentativo di furto, mi giro per indicarglielo e…

…è dietro di me. Cazzo, mi ha sentito.

Invece mi supera e chiede informazioni alla stessa guardia con cui stavo parlando io.

Mi ha scippato della Legge! Pure questo ci levano! 

Senza problemi ritorna in coda per fare il biglietto e io mi affretto a riacchiappare la guardia, che ormai ha rinfoderato il panino. 

– E’ lui! E’ lui! – dico saltellando.

La guardia non risponde. Annuisce severa e lo fissa attenta, come un cane che ha appena intravisto il deposito segreto di biscotti.

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Arriving Somewhere but not here” dei Porcupine Tree.