Polfer!

Intercity Notte 774. Da tempo non m’avventuravo nel treno della notte, territorio di folletti dalla voce stridula e di ombre dall’olezzo appuntito. Il vecchio Jim, lo schiavo liberato dell’Africa Centrale rifugiatosi dentro di me, mi aveva avvisato: “Evita l’Intercity notte, se il riposar a cuor ti sta!”.

Giovane e stolto che sono, non gli ho dato retta. Anzi, ho riso di lui. Povero Jim!

Lascio Trieste accoccolato in uno scompartimento anni Settanta assieme a tre persone silenziose. Sono le 21:54 e uno di loro già dorme. Deglutiamo pochi chilometri e già le presenze della notte si fanno sentire. Sgattaiolano qua e là, s’imbucano negli scompartimenti bui e soffiano se provi ad avvicinarti. Altri, invece, stanno zitti, sul chi vive. Se punti contro di loro una luce, puoi imbatterti in un paio di occhi luminosi che ti osservano da dietro una tenda.

Un controllore si fa vivo. I baffi bianchi e gli occhiali sul naso, lo sguardo attento. Sembra un cacciatore di vampiri. 

Altra fermata e il vagone viene invaso dai militari. Come le suore sull’intercity diurno, così i militari nell’intercity notturno: non mancano mai. Eppure, non so perché, questa militarizzazione non mi fa sentire più tranquillo. Guardo fuori e trovo un’altra decina di militari che attendono un altro treno. Sembra un campo base, hanno borse gigantesche ovunque. Chissà perché viaggiano sempre con decine di gargantueschi bagagli? Mai visto uno che viaggiasse leggero.

Il controllore cammina avanti e indietro, guarda dentro il nostro scompartimento. Ha gli occhi grossi come cipolle. Chiede il biglietto alla signora appena entrata e quasi sbraita nel notare che il biglietto non è valido. La signora prova a spiegargli che la biglietteria era chiusa e che è disposta a pagare, e lui per risposta si guarda intorno guardingo. Gli tremano le mani nello stampare lo scontrino. 

Altra fermata e salgono altri bagagli carichi di militari. In un attimo intasano il corridoio, si incasinano con le borse, si scontrano, sbagliano posto, si incastrano così bene da far invidia alle comiche di Pozzetto e Villaggio. Uno di loro entra da noi. Giovanissimo, i capelli neri ricoperti dal gel e jeans tamarri aderenti, come esige il regolamento dell’Esercito Italiano. Si vede a occhio, però, che è educato e gentile. Cominciamo a chiacchierare. Il vagone ormai è gremito di ombre, folletti, gnomi e giganti.

Il controllore continua a camminare su e giù. Stavolta più veloce, quasi corre, tanto che le persone si scansano per non essere investite. Avesse avuto un cavallo, avrebbe fatto una gran figura. Sta cercando qualcuno, o forse qualcuno sta cercando lui. Nell’Intercity Notte può succedere anche questo.

Il soldato, France’, mi spiega il perché dell’invasione. Non è per la nostra sicurezza, ci mancherebbe, ma perché è finita la ferma di un anno e quasi nessuno è stato confermato. Pensa un po’, la crisi anche lì. Tutti a casa, dunque. France’ ha davanti a sé un viaggio lunghissimo: deve arrivare in Sicilia, ci metterà un giorno e mezzo.

Il controllore non si dà pace, ferma alcune persone, ci litiga, è un uomo spaventato. Alla fine si lascia andare. Si appoggia al finestrino ed estrae il telefono. E’ sotto gli occhi di tutti.

– Signorina, mi chiami la Polfer.

Come dice quella parola, Polfer, tutti tendono l’orecchio. France’ mi spiega il difficile mondo dei concorsi nelle Forze Armate e nelle Forze dell’Ordine. Il signore davanti a me si sveglia e si illumina: è un finanziere, sono 12 anni che non prende un treno e conosce un sacco di caserme in giro per l’Italia.

Il controllore è circondato da passeggeri incuriositi. Scuote la testa, non sa cosa fare. Finché succede che i passeggeri intorno a lui iniziano a consolarlo. La colpa è di chi infrange la Legge, lui ha fatto tutto il possibile. Non avevo mai visto una cosa del genere. Di notte, i ruoli si capovolgono.

Arriviamo a Mestre e il treno si ferma. La gente si incastra nel corridoio, tra borsoni mimetici e siciliani mezzo addormentati. Il controllore vola fuori dal treno e atterra in mezzo a due poliziotti. Non vedeva l’ora di vedere un volto amico. 

France’ va alla porta e attende assieme ai suoi commilitoni. Finché il controllore dal baffo tremolante non ritorna all’ovile. Sconfitto. I due che non avevano il biglietto sono riusciti a nascondersi chissà dove per fare tana una volta messo piede a Mestre. Un Guardie e Ladri di almeno un’ora, lanciato nella notte a 200 km/h. 

France’ accoglie il controllore, che si sfoga, finalmente. Finché una voce, proveniente da una Napoli nascosta in un angolo buio, non mette fine all’avventura:

– France’, fatti i cazzi tuoi.

France’ ci raggiunge sorridente. Riusciamo a dormire qualche ora. 

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Danse Macabre” di Camille Saint-Saëns.

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3 thoughts on “Polfer!

  1. Scene viste tante volte!……e ancora che mancava la zingara che ti lascia il bigliettino:”Ho fame……..”e dopo un paio di minuti viene a riprenderselo,ma quelle viaggiano e mendicano di giorno ormai anche sugli Eurostar!Buon viaggio a te e a Jim!

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