Pancia Rossa e il miracolo non quantificabile

Intercity 584. Vagone spazioso, quasi deserto. Siamo io e un ragazzo in sedia a rotelle. Non ci sono gli scomodi scompartimenti e l’aria è tutta per noi.

Lui scende, la popolazione dell’Intercity aumenta. 

Siamo in Emilia – Romagna e il vagone è pieno. Accanto a me, il Fabrizio Corona dei turtelèin si spalma sul sedile e si compiace dei suoi tatuaggi. Una ragazza giapponese cammina avanti e indietro con un assurdo biglietto in mano, finché una signorina non le indica il posto giusto. Chissà perché i giapponesi si incasinano sempre quando viaggiano in Italia. Più in là, un ragazzo grassottello con dei buffi occhiali quadrati parla in continuazione gesticolando in modo disarmonico. Di fronte a lui, un’anziana suora lo ascolta annoiata. 

E alla fine arriva Bologna centrale, che assieme a Mestre è la Mecca di tutti i casini.

La voce del capotreno sbuca da chissà dove, balbetta. Me lo immagino rintanato nella sua cabina, forse armato, mentre pronuncia le parole che tutti temiamo:

Guasto. Si matura un ritardo non quantificabile. 

Non quantificabile. Ci fosse stato Alemanno, avrebbe allertato la Protezione Civile e fatto chiudere le scuole.

Si scatena il panico tra i passeggeri. Il Turtelèin comincia a imprecare, disincantato, ma sempre attento nei movimenti e nello stile. Un signore alto con i baffoni bianchi impreca ancor più forte, ribadendo la superiorità dell’esperienza. Due signore la buttano in caciara, contagiando presto una comitiva lì vicino. Il saputello scuote la testa, di sicuro il guasto è nel locomotore. La ragazza giapponese continua a fissare dritta davanti a sé, le orecchie tappate dall’i-pod. Non si scompone, non si muove. O è morta, o non c’ha capito nulla. O forse, più semplicemente, qualcuno l’ha ben preparata.

Passano i minuti e una voce propone una partita a carte. Tendo l’orecchio e scopro che ci sono 5-6 ragazzi accampati poco più in là. Non si disperano, si sono organizzati. Un uomo di circa 60 anni, con una polo rossa che a fatica cela una pancia da ottima forchetta, si incanala nel corridoio e punta con dito il posto di fronte al mio:

– E’ libero?

– Sì.

Non si siede. Va avanti, punta il dito contro un altro posto libero e domanda la stessa cosa a una signora silenziosa. Poi riprende a camminare, contando i posti liberi del nostro vagone.

Come spesso succede, soprattutto in Italia e soprattutto in questo periodo storico, si ricorre ai luoghi comuni. Una fiera di luoghi comuni, sulle cose che non funzionano, sul governo, le tasse. Le prime volte mi davano fastidio, ma ormai mi sono convinto che siano semplicemente nuove tecniche per instaurare una conversazione, disciplina nella quale non siamo più tanto pratici. 

Ma ecco che la noia è pronta a essere scacciata. Nella stalla che via via si sta creando, una voce si erge su tutte. E’ sicura e tuonante.

Il signore in polo rossa, quello che contava i posti liberi, richiama su di sé l’attenzione generale e procede a benedire tutti nel nome di San Francesco. Il santo dell’amore, ci tiene a precisare. Mi pare azzeccato, ma non perché è il santo dell’amore. San Francesco è il Patrono d’Italia, penso, forse è per questo che ci sta bene con Trenitalia. Ma non mi convince neanche questo. Poi mi illumino.

Il voto di povertà, l’attenzione verso gli ultimi. Ecco, ecco! Questo sì che c’entra con noi passeggeri!

Il predicatore dalla pancia rossa (siamo pur sempre in Emilia – Romagna) passa di poltrona in poltrona, saluta e sorride a tutti, ed è ricambiato. Il Turtelèin lo ignora e si mette a telefonare. Pancia Rossa si ferma infine davanti ai ragazzi che giocano a carte, ripete la benedizione in nome di San Francesco e – neanche a farlo apposta – una delle ragazze rivela di chiamarsi Francesca. Apriti cielo.

Non so come, si finisce per parlare di adulterio. Pancia Rossa informa i giovani che se si commette peccato di adulterio si va all’Inferno. La suora si gira verso di lui, un sopracciglio su e uno giù. Lo scruta due secondi e torna a girarsi. Non c’è pericolo.

– Cosa sono i schei?

Che diavolo c’entra? Non lo so, si parlava di adulterio. Francesca, però, è sveglia.

– I soldi!

Brava ragazza. Il sacerdote, autoproclamatosi difensore dei passeggeri Trenitalia, si compiace. Quindi scompare all’improvviso, così com’era apparso. 

La ragazza giapponese è ancora nella stessa posizione di prima. Il ritardo, dai 70 minuti annunciati, si riduce come per miracolo a 65. 

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Me sem Rrom” degli Earth Wheel Sky Band. 

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2 thoughts on “Pancia Rossa e il miracolo non quantificabile

  1. Pingback: Little Trenitaly | Mezzinudi

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