Il balletto degli addormentati

Nocturno 12. Una ventina di nazionalità diverse incollate tra loro in un corridoio appiccicaticcio lanciato a 50 km/h nella notte romana.

Nell’afa amazzonica che mi struscia sugli occhi, reggendomi a uno dei maledettissimi appositi sostegni -che non c’entra quanto sei alto che tanto sono scomodi comunque- mi colpisce un curioso quadretto una manciata di pance più in là.

Seduti uno dietro l’altro, un ragazzo bengalese sui 30 anni e una signora di mezza età di probabili origini capitoline. Mai due persone potevano essere così diverse: lui uomo, lei donna. Lui piccolino, i soliti capelli neri impepati di spezie, la pelle stanca di chi deve aver servito ai tavoli di un ristorante per 12 ore consecutive. Lei bella grassoccia, i capelli biondo ossigenato stile Joy Tempest, una canottierina rosa sgualcita da un seno che avrebbe potuto detonare in qualsiasi istante.

Due mondi diversi, l’abbiamo capito. Entrambi, però, con una cosa in comune: uno dietro l’altro, dormono entrambi nella stessa posizione. Hanno la stessa altezza, la testa caduta all’ingiù e le mani incrociate sul grembo. Gli scossoni dell’autobus fanno dondolare le loro teste e le loro spalle con gli stessi movimenti ipnotici. Sembra una coreografia, un sonno sincronizzato in perfetto clima Olimpiadi.

Intorno a loro, la fauna del mezzo pubblico notturno imperversa senza timore. Una ragazza cinese, rotondetta e bruttina, sbuffa chissà cosa al suo invadente fidanzato, un cinese magrissimo con i denti storti e dei ridicoli occhiali calati sul naso, come un professore delle medie. Le parla a voce alta nell’orecchio, perforandole il timpano, è inevitabile. E’ fortunato che lo spray al peperoncino non sia poi così di moda.

Poco più in là, una prostituta dell’est si controlla il vestito prima di scendere. Per nulla volgare, fatta eccezione per lo smalto, osserva un po’ la coppia di cinesi e un po’ me, che devo scendere alla sua stessa fermata.

Metto piede sull’asfalto e mi incammino verso casa. La prostituta attraversa la strada per andare a lavorare, io me ne vado dalla parte opposta mentre dietro di me una coppia di writers riprende a graffittare su un muro tutto bucherellato.

Davanti a me l’autobus riparte e i due belli addormentati riattaccano il loro balletto di sonno.

Come hanno fatto a non svegliarsi con tutto quel casino, vi giuro, non lo so.

Skaiosgaio

Scritto ascoltando “Ya Hozna” di Frank Zappa.

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One thought on “Il balletto degli addormentati

  1. bel post, stago scrivendo sto post mentre scolto quela canzon de Zappa per veder se questo cambia qualcossa. Xe sempre qualcosa de notar osservando la gente intorno a ti, Niente xe insignificante, neanche le robe più semplici, e banali, come quele che te ga descrito ti. Che mondo che xe Roma, ciò. devo dir che la musica xe strana forte, ma se adattassi ben come colonna sonora de qualche film altretanto strambo. Doveva eser un viagio longo sto qua in bus, altrimenti no te ga il tempo de sofermarte a pensar su chi te ga intorno. . Ma imagino che a Roma ogni bus sia un viaggio. De mi qua gite fora porta in bus le go fate sui bus oltre il 40, tipo 41, 42, 44. la 20 po’ xe sempre un mito. Pol eser più interesante de quel che no sembri in aparenza.

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